Chi l'ha detto che le graphic novel devono solo essere americane e avere come risultato un blockbuster di azione. Chi conosce il romanzo a fumetti Persepolis di Marjane Satrapi (da noi da poco ripubblicato da Sperling & Kupfer) sa che si tratta di un racconto in bianco e nero della vita piena di eventi della protagonista, a partire da quando, nel 1978, a 9 anni, voleva fare la rivoluzionaria, allo scoppio di quella vera, quella kohmeinista, con la caduta dello Shah, arrivando fino ai prima anni '90, al suo definitivo abbandono della illiberale Tehran per la Francia.
Un film di poco più di un'ora e mezzo è stato realizzato dalla stessa Satrapi in collaborazione con Vincent Paronnaud, di produzione francese che però racconta, attraverso la vita della protagonista, tanti anni di storia dell'Iran.
Un film frizzante, con un ritmo convincente che segue passo passo il fumetto, che seguendo la crescita di Marjane e l'alternarsi delle sue esperienze, cambia registro, passando dalla spensieratezza alla tristezza, allo spaesamento di quando, adolescente, fa la sua prima esperienza di alcuni anni fuori dall'Iran, al Liceo Francese di Vienna.
Si parla di tante cose, senza dover essere per forza pesantemente didascalico.
Arriva l'adolescenza e con sé i simboli della gioventù oramai mondiale attraverso il rock degli Iron Maiden o le snickers Adidas.
Il tema del velo è centrale per rendere la voglia di libertà di espressione di una Marjane con una personalità sempre più sviluppata, lei discendente dei re di Persia pre-Shah, educata in questo dalla Nonna, magico personaggio che crea una delle dinamiche più riuscite del film.
Da segnalare il buon lavoro di Catherine Deneuve e soprattutto Chiara Mastroianni nel dare voce ai protagonisti animati
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