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23 maggio 2007

L'amico in fila

Dopo aver superato la boa di metà festival si acuiscono le fobie del popolo del festival. Se prima fra la stampa era un saluto dopo l'altro, anche se ci si rincontrava 12 volte nello stesso  giorno, ogni volta era un saluto, una pacca sulla spalla, magari condita da un'occhiata all'accredito per vedere di che casta eri, ora al più si scambiano occhiate di desolata disperazione, richieste d'aiuto silenzioso, ma pregne di significato.

L'unica eccezione è quando si mette in atto il gigantesco teatrino noto come "dell'amico in fila".
Di cosa si tratta? Semplice: si arriva in fila quando già decine di persone sono belle piazzate e inizia la ricerca disperata di un volto noto, meglio se bello avanti. E allora anche l'odio si trasforma in voglia di chiacchierare, il collega tanto ignorato diventa l'unica voce autorevole su un determinato argomento (qualunque... anche se un tema legato al festival dà meno nell'occhio)...

E allora si scivola avanti, sinuosi e felini, un sorriso e una battuta, con la disinvoltura di una punizione di Ronaldinho, iniziando a sudare freddo, con la paura di una voce stentorea che da dietro giunga a far ripassare dal via, pensando di essere tacciato per il solito italiano... ma sull'"amico in fila" non c'è nazionalità, casta accreditale che tenga, ci si prova e si và, convinti che non riuscire ad entrare possa portare poi a doverci parlare davvero con "l'amico", magari per un caffè, o peggio andarci a cena...

Commenti

evviva... almeno così anche mauro ha trovato il modo di farsi degli amici

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