La notte è nostra
In concorso alla penultima giornata spunta un film di altra epoca, un poliziesco piuttosto classico che ha appreso la lezione dal cinema di Friedkin e di altro cinema del genere degli anni '70 e '80.
Si tratta del ritorno dopo 7 anni di James Gray, regista dell'apprezzato Little Odessa, ma anche del mediocre The Yard.
Siamo alla fine degli anni '80 e la storia è quella di una famiglia di origini polacche a Brooklyn: il padre è il comandante della polizia Robert Duvall, il figlio prediletti, Mark Wahlberg, assente a Cannes, alcuni dicono per pretese eccessive, è appena stato nominato capitano.
La pecora nera è invece Joaquin Phoenix, che cerca la bella vita, lavorando come direttore di un club e figlioccio di un boss russo del quartiere.
Tutto prevedibile, compresi drammi in serie e la conversione del figliol prodigo, ci sono echi coppoliani, in un onesto film di genere, che racconta del senso dell'appartenenza familiare, di come sia sottile il confine tra la legge e chi la viola.
Secco, sicuramente non originale, ma si vede con piacere, con interpreti azzeccati (sorpresa la Mendes) e una cupezza esistenziale ben rappresentata, che culmina con la scena migliore in cui un insegumento sotto la pioggia culmina con un evento traumatico.
Molto fischiato ad una delle proiezioni stampa, moderatamente appluadito all'altra, ha sicuramente alcuni difetti di credibilità nel terzo atto della sceneggiatura, ma non c'è male.
Curioso che proprio quelli che si lamentano della tipologia "film da concorso" sono gli stessi che non ritengono We Own the Night un film da Cannes.
Ben vengano tutti i tipi di cinema
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