Kim Ki Duk vaso di coccio
Fosse in Kim Ki Duk sarei molto incazzato col Festival di Cannes, e non è detto che non lo sia anche lui, che ieri alla presentazione ufficiale del film non è salito sul palco e non è stato presentato.
Infatti il suo film, Breath, è stato presentato nel giorno degli U2, di Michael Moore, di Di Caprio, dei Coen. Risultato: nonostante fosse in concorso gli è stata concessa una unica proiezione stampa, in una sala assai piccola. Decine di persone rimaste fuori, molti anche con accredito iper privilegiato (tra cui il sottoscritto).
Il vostro scriba, però, Kimmiano della prima ora, si è avventurato alla proiezione ufficiale, nonostante il tentativo ulteriore della polizia e della sicurezza di render il più possibile complicata la visione del film alla stampa.
La storia è quella di una coppia insoddisfatta, che non comunica. Lei vede alla televisione del tentativo di suicidio di un condannato a morte. Una sera si farà portare da un taxi al carcere, lo vedrà e da lì inizierà un toccante rapporto, con lui muto a causa dei postumi delle ferite. Lei si aprirà, non poco.
Un buon film, più controllato, anche visivamente, rispetto ad altri film di Kim ki Duk. Tenero e non preoccupato per il realismo della vicenda, il film racconta ancora della prigione in cui non solo il condannato, ma anche tutti noi viviamo quotidianamente.
Mi sembra la stampa italiana ne stia però forse un po' sopravvalutando le qualità.
Simile nei silenzi a Ferro 3 non ne possiede però la potenza visiva ed emotiva
Caro Mauro.
Mi rallegro nel ritrovarti in questo mare di bit e leggere un pò di cinema puro. Troppi siti, troppi media che si affanano a parlare di "luci" e canne(s), pochi, pochissimi di cinema.
Seguo kim ki duk praticamente dai suoi primissimi inizi.Seppur ultimamente non è stato all'altezza (Time) dei suoi capolavori(Bud Guy e Fero 3 su tutti), mostra sempre una fotissima voglia di "comunicare". Carica l'immagine. Il chè molte volte viene dimenticato, il cinema oltre intrattenimento, diventa carta penna e voce per narrare realtà.Storie.
In attesa di vederlo ti saluto e non mollare!A presto
francesco
Scritto da: requiem4adream | 21 maggio 2007 a 01:59
Se tu che sei, come dici, un accreditato privilegiato, sei riuscito a vederlo per un pelo, figurati la "nostra" vita da accreditati cinéphiles a cui è stata riservata una sola proiezione nel solito cinema a miglia e miglia dalla croisette dopo quella (unica anch'essa) del film dei Coen... In pratica o sceglievi di andare a vedere quello dei Coen (caso mio, 2 ore di coda) o quello di Kim Ki-duk, perché all'uscita di una proiezione c'è sempre la coda già kilometrica per la prossima.
Ah! Vive le cinéma!
Scritto da: michele | 20 maggio 2007 a 23:19