Ricordo che durante il festival di Venezia di oramai 5 anni fa parlando con Larry Clark del suo sceneggiatore Harmony Korine mi rispose, con aria di disperata rassegnazione, come lui avesse fatto tutto il possibile e come solo lui potesse aiutarsi ad uscire dal suo stile di vita "maledetto".
Finalmente pare esserci riuscito, aiutato dal cinema, tornando con Mister Lonely, presentato al "Certain Regard", ritorno alla regia a 8 anni da Julien Donkey-Boy.
La sua consueta voglia di stupire con storie estreme è filtrata da una sensibilità e una sincera che stupiscono.
Le vicende sono quelle di un sosia di Michael Jackson, intepretato da Diego Luna, che vive a Parigi fino a che incontra una sosia di Marilyn Monroe, Samantha Morton, che lo convince ad andare a vivere da lei, in una comune di sosia nelle Highlands scozzesi.
In parallelo seguiamo le vicende di un prete, interpretato da un esilarante Werner Herzog, e di alcune suore in una missione cattolica in Sud America.
Come si può intuire si parla di identità, di come dobbiamo trovare la forza di non interpretare continuamente una parte.
Alcuni momenti sono follemente assai divertenti, ci sono alcune ingenuità, soprattutto nella parte centrale, ma la forza della sincerità di questo film non può lasciare indifferenti
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