A ciascuno il suo cinema
Eccolo presentato, allora, questo tanto segreto omaggio al cinema e ai 60 anni del Festival di Cannes. Scrivo queste note proprio mentre accanto alla sala stampa stanno passando molti dei 35 registi che hanno realizzato i 33 film (ci sono i fratelli: Coen e Dardenne) che costituiscono questo film collettivo.
Il tema: la sala cinematografica.
2 ore volate via con piacere, divertimento e commozione. Ovviamente il livello è disomogeneo, ma gli unici proprio bruttini sono forse due: quello diretto da Gitai e quello diretto da Cimino.
Il Nanni nazionale si è fatto riprendere in tante sale romane mentre racconta ricordi sparsi di film visti, ovviamente a modo suo. Molto carino.
Un aspetto affascinante è vedere sale, esperienze e sensibilità così diverse una dall'altra, così, a raffica... con tutti i sei continenti rappresentati.
Interessante inoltre provare a riconoscere dallo stile, dall'ambientazione, chi fosse il regista (svelato solo alla fine). Il più riconoscibile senz'altro Kaurismaki.
Fra i più godibili, oltre al citato Moretti, Von Trier, che dà sfogo alle frustrazioni di tanti di noi interpretando in prima persona una spettatore che uccide a colpi di martello (scena iper splatter) un vicino di posto che non si sta zitto un secondo; Kitano, che è un goffo proiezionista che rovina le pellicole (dei suoi film!); i Coen che raccontano di un cow boy (Josh Brolin, chiaramente uscito dal set di No Country for Old Men) alle prese, in un cinema texano, con la scelta fra due "art movies"; Polanski, con uno spettatore di Emmanuelle che non trattiene il suo "entusiasmo" per le prestazioni erotiche mostrate nel film; Elia Suleiman e Walter Salles.
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