Secret Sunshine
Dopo il successo ottenuto qualche anno fa a Venezia con Oasis Lee Chang-Dong presenta il secondo film coreano presentato in concorso. Si intitola Secret Sunshine e racconta di una donna che, insieme al figlio, dopo aver perso il marito decide di trasferirsi da Seoul alla cittadina di provincia da cui proveniva il defunto marito.
Si renderà conto che non sarà facile abituarsi alla vita in quella città apprentemente paciosa e sorridente, ma che nasconderà inquietanti derive che la porteranno sempre più vicina alla follia.
In questo suo diventare sempre più sola in un ambiente ostile, ma che si veste di accogliente, mi ha quasi ricordato un personaggio hitchcockiano.
La storia fa presa sullo spettatore e riesce ad accumulare un senso di disagio che entra sottopelle.
Non tutto funziona a perfezione, ma è comunque un buon film, in un festival che, a parte qualche francese qua e là, si conferma di un livello medio davvero soddisfacente.
Nei prossimi giorni, poi, con il ridursi dei film della selezione ufficiale, vedrò di parlarvi un attimo dei titoli delle altre sezioni di cui si parla qui a Cannes e di cui vi racconto alle 22.45 su Coming Soon in B-Side.




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