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21 maggio 2007

21 maggio 2007

Corpi da Import Export

Torna al cinema di fiction l'austriaco Ulrich Seidl, dopo aver diretto nel 2001 il notevolissimo Canicola. Un regista che viene dal mondo del documentario e che anche con Import Export conferma la sua cifra stilistica, fatta di personaggi, azioni e corpi disturbanti, colpendo lo spettatore con il disagio della cruda realtà di personaggi che non riescono a trovare un ruolo nella società.
Import_2
Come anche per Canicola molti degli attori, fra cui i protagonisti, sono dei non professionisti.
Mentre il direttore della fotografia è quell'incredibile personaggio che risponde al nome di Ed Lachman. Coregista di Ken Park,ma soprattutto direttore della fotografia di molto nuovo cinema tedesco degli anni '70 (ha lavorato con Herzog, Wenders e Schlondorff), ma anche di Erin Brockovich, Altman, Sofia Coppola e Todd Haynes.

Le vicende di Import Export sono filtrate attraverso un'ironia brutale che fa convergere tragedia e commedia. Tipico è il suo modo di raccontare la sessualità, mai spensierata e giocosa, sempre sofferta, estorta, obbligata da un personaggio da interpretare.Import_1

Nella sua visione pessimista della contemporaneità questa volta racconta due storie e due personaggi speculari. Una madre ucraina che emigra a Vienna, da dove parte un giovane alla volta dell'Est.
Raccontando come non ci sia poi gran differenza fra "occidente" e "oriente".

Un ballo disperato fra personaggi che cercano disperatamente il loro diritto alla dignità. Un film che rimane in testa, disturbante ospite non desiderato. Un gran film per un regista che davvero riesce a dire tanto del nostro mondo.

Last Van Sant

Dopo aver vinto la Palma d'Oro con Elephant e aver diviso con Last Days l'habitué Gus Van Sant torna a Cannes con Paranoid Park, un film tratto da un romanzo di Blake Nelson.

Attori scelti con un open casting su My Space, scenario la Portland in cui Van Sant vive e il mondo della subcultura americano degli skater con lo stile di vita che ne consegue.
Paranoid_1
Van Sant conferma di saper raccontare con sensibilità e credibilità storie di adolescenti, racconta di come il caso possa sconvolgere l'esistenza di un ragazzo come tanti.
Un film che fila via senza troppi slanci, non in negativo, ma neanche in positivo.
Discreto, ma anche prevedibile, visivamente ricercato, ma anche in più punti estetizzante, fila via etereo, quasi immateriale, facendo pensare che il buon Gus si stia indirizzando verso una direzione in cui la narrazione diventa secondaria e in cui a farla da padrone sono i ralenti e gli artifici visivi.
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Tutti sappiamo di come Van Sant sia anche molto vicino al mondo della musica (vedi Last Days) e di come ne riesca a rappresentare l'importanza per il mondo degli adolescenti.

Ma qui comincia un po' troppo a esibire la sua eterogenea rassegna di pezzi di ogni tipo, dall'hard rock a Nino Rota, passando per la classica e il pop.

Paranoid_2Insomma, hai fatto il compitino Gus, ma non di più. (Tra l'altro il suo cort per Chacun son cinema era uno dei pochi bruttini e svogliati)

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