Corpi da Import Export
Torna al cinema di fiction l'austriaco Ulrich Seidl, dopo aver diretto nel 2001 il notevolissimo Canicola. Un regista che viene dal mondo del documentario e che anche con Import Export conferma la sua cifra stilistica, fatta di personaggi, azioni e corpi disturbanti, colpendo lo spettatore con il disagio della cruda realtà di personaggi che non riescono a trovare un ruolo nella società.

Come anche per Canicola molti degli attori, fra cui i protagonisti, sono dei non professionisti.
Mentre il direttore della fotografia è quell'incredibile personaggio che risponde al nome di Ed Lachman. Coregista di Ken Park,ma soprattutto direttore della fotografia di molto nuovo cinema tedesco degli anni '70 (ha lavorato con Herzog, Wenders e Schlondorff), ma anche di Erin Brockovich, Altman, Sofia Coppola e Todd Haynes.
Le vicende di Import Export sono filtrate attraverso un'ironia brutale che fa convergere tragedia e commedia. Tipico è il suo modo di raccontare la sessualità, mai spensierata e giocosa, sempre sofferta, estorta, obbligata da un personaggio da interpretare.
Nella sua visione pessimista della contemporaneità questa volta racconta due storie e due personaggi speculari. Una madre ucraina che emigra a Vienna, da dove parte un giovane alla volta dell'Est.
Raccontando come non ci sia poi gran differenza fra "occidente" e "oriente".
Un ballo disperato fra personaggi che cercano disperatamente il loro diritto alla dignità. Un film che rimane in testa, disturbante ospite non desiderato. Un gran film per un regista che davvero riesce a dire tanto del nostro mondo.



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