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18 maggio 2007

18 maggio 2007

Tatoo


Tatuaggio_asia_2 Ma esiste un saggio fenomenologico che analizzi l'influenza del tatuaggio di Asia Argento nel cinema contemporaneo?
E' veramente forse il singolo tatuaggio più esposto e più analizzato con insistenza dalla macchina da presa del cinema... anche in Boarding Gate ne fa ampiamente mostra.

La domanda è: come avranno fatto nel film La vieille maitresse, in costume, che passerà tra qualche giorno in concorso?

Vive la France vol. 2

Allora, Francia secondo capitolo.


Boarding

Premessa: si dice sia un action movie nientemeno che ambientato a Hong Kong
Rischio: effetto Demonlover. Atroce film che aprì Cannes qualche anno fa. Una simil porcheria futuristica. Se questo è l'approccio di Assayas al cinema di genere... che faccia Clean, che non era male.

Innanzitutto la premessa era errata, almeno in parte.
Infatti prima di andare a Hong Kong i due protagonisti, Michael Madsen e Asia Argento, ex amanti che si ritrovano dopo due mesi per sciogliere dei nodi irrisolti, passato 50 minuti a Parigi "regalandoci" due interminabili, insulse, ridonadanti scene di dialogo.

Personaggi caricaturali, lui fa la caricatura del Madsen, voce rocca, scoppi di ira, dannato e perverso il giusto. Asia Argento... beh fa lo stesso personaggio al femminile.

Davvero noiosa tutta questa prima parte quanto inutile il resto del film che, dopo una svolta violenta, ci porta appunto ad Hong Kong.

Non ci si affeziona ai personaggi e ci si ritrova ad aver smarrito nell'inferno del cinema 95' della propria vita.

Vive la France vol. 1

Lo so, prima o poi doveva succedere, in fondo sono passati tre giorni senza che accadesse... oggi è toccato al cinema francese presentare le sue cartucce... e ahimé sono a salve, come spiace dirlo accade pressoché con la puntualità di un morto in un film di Tarantino.

Christophe Honoré ha presentato in concorso il suo Les Chansons d'amour.
Commedia musicale, così viene definito. In effetti si inizia con una storia di una coppia, Louis Garrell e Ludivine Sagnier, giovani, belli, alternativi e radical chic il giusto. Ogni tanto si esprimono attraverso delle canzoni, cantante in playback.

Niente di male, ci mancherebbe, amo i musical. Il problema è che le canzoni sono banali, poco funzionali e/o armonizzate con la storia... storia che irrita per il suo riproporre insistentemente tutti gli irritanti atteggiamenti di certa giovane borghesia intellettualoide radical chic parigina. Qualche copia di Liberation qua e là, un po' di scrittori, aggiungete un paio di riferimenti al fresco eletto Sarkozy, il broncio di Garrell e avete pronto un film di rara irritante "carineria". Aggiungere un ménage à trois patinato e "molto bohémienne" e il gioco è fatto.

Ma signori, Honoré è un autore, già aveva regalato un bell'incesto a Garrell nel discusso Ma mère, mica poteva risparmiarsi la morte di uno dei personaggi, l'elaborazione del lutto, le passeggiate dannate a ritmo di musica per la Parigi più chic.

Non ci siamo, è un cinema che è fasullo dalla prima all'ultima inquadratura

Chansons

Russo al quadrato

Scegliere una collocazione oraria come le 22 per un film di 2 ore e mezza non è mai una scelta popolare durante un festival, se aggiungiamo l'attesa prolungata a causa di un ritardo di 15 minuti le premesse non sono incoraggianti. Si sa i giornalisti si indispongono presto e facilmente.

The_banishment La sorte è toccata al film russo The banishment che ha regalato molti omaggi alla nazionalità del regista Andrei Zvyaginstev, con casi di testa penzolante e improvvise poltrone tornate in verticale.

Ma chi è restato, patteggiando contro le prime stanchezze, ne è stato ricompensato con un film sepolcrale, fuori dal tempo, con tanti rimandi mitologici se non biblici nel suo raccontare il dramma che si insinua all'interno di una famiglia felice una volta che va a vivere in una isolata e splendida casa di campagna, remota quanto piena di triste dignità farà uscire istinti primordiali repressi.

Zvyaginstev è il regista de Il ritorno e visivamente si riconosce uno stile registico notevole, un senso delle inquadrature molto interessante, ma anche talvolta qualche incompiutezza narrativa.

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