Lo so, prima o poi doveva succedere, in fondo sono passati tre giorni senza che accadesse... oggi è toccato al cinema francese presentare le sue cartucce... e ahimé sono a salve, come spiace dirlo accade pressoché con la puntualità di un morto in un film di Tarantino.
Christophe Honoré ha presentato in concorso il suo Les Chansons d'amour.
Commedia musicale, così viene definito. In effetti si inizia con una storia di una coppia, Louis Garrell e Ludivine Sagnier, giovani, belli, alternativi e radical chic il giusto. Ogni tanto si esprimono attraverso delle canzoni, cantante in playback.
Niente di male, ci mancherebbe, amo i musical. Il problema è che le canzoni sono banali, poco funzionali e/o armonizzate con la storia... storia che irrita per il suo riproporre insistentemente tutti gli irritanti atteggiamenti di certa giovane borghesia intellettualoide radical chic parigina. Qualche copia di Liberation qua e là, un po' di scrittori, aggiungete un paio di riferimenti al fresco eletto Sarkozy, il broncio di Garrell e avete pronto un film di rara irritante "carineria". Aggiungere un ménage à trois patinato e "molto bohémienne" e il gioco è fatto.
Ma signori, Honoré è un autore, già aveva regalato un bell'incesto a Garrell nel discusso Ma mère, mica poteva risparmiarsi la morte di uno dei personaggi, l'elaborazione del lutto, le passeggiate dannate a ritmo di musica per la Parigi più chic.
Non ci siamo, è un cinema che è fasullo dalla prima all'ultima inquadratura
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