Il caso Zodiac
Ci si trova a parlare di Zodiac da Cannes con uno stato d'animo particolare a causa di una sensazione di già visto. Il film io l'ho visto già a Roma, è uscito da tempo negli States (con critiche entusiaste), ma anche con la convinzione che molti di quelli che leggeranno queste poche note (al solito scritte frettolosamente inseguendo la meraviglia del wireless o una proiezione) avranno già visto il film, nelle sale in queste ore in tutta Europa.
Si tratta però di un grande film, che presenta un Fincher meno innamorato del proprio virtuosismo registico e più pronto a lavorare di accumulazione difficoltosa e affannata, facendoci respirare le sensazioni dei protagonisti di questa estenuante e infinita caccia al serial killer.
Tre protagonisti (notevoli tutti), tre "investigatori" che si danno il cambio e che indagano la storia attraverso punti di vista diversi.
Il film è secco, preciso, raccontando di un America alle prese con l'incubo dell'attacco di "killer in sonno" pronti a destabilizzare le abitudini quotidiane di ognuno entrando con efficacia nel profondo di ognuno. Creando davvero una trama emotiva di "terrore".
Sì perché chiaramente è questa la chiave di Fincher, non si tratta dello psicopatico de Il caso Scorpio è tuo, ma del simbolo di tutte le minacce "senza nome" del mondo contemporaneo.
Davvero un film notevole, anche se qui a Cannes l'accoglienza è stata discreta, non di più.





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