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17 maggio 2007

17 maggio 2007

Il caso Zodiac

Zodiac

Ci si trova a parlare di Zodiac da Cannes con uno stato d'animo particolare a causa di una sensazione di già visto. Il film io l'ho visto già a Roma, è uscito da tempo negli States (con critiche entusiaste), ma anche con la convinzione che molti di quelli che leggeranno queste poche note (al solito scritte frettolosamente inseguendo la meraviglia del wireless o una proiezione) avranno già visto il film, nelle sale in queste ore in tutta Europa.

Zodiac_3Si tratta però di un grande film, che presenta un Fincher meno innamorato del proprio virtuosismo registico e più pronto a lavorare di accumulazione difficoltosa e affannata, facendoci respirare le sensazioni dei protagonisti di questa estenuante e infinita caccia al serial killer.

Zodiac_2Tre protagonisti (notevoli tutti), tre "investigatori" che si danno il cambio e che indagano la storia attraverso punti di vista diversi.
Il film è secco, preciso, raccontando di un America alle prese con l'incubo dell'attacco di "killer in sonno" pronti a destabilizzare le abitudini quotidiane di ognuno entrando con efficacia nel profondo di ognuno. Creando davvero una trama emotiva di "terrore".
Sì perché chiaramente è questa la chiave di Fincher, non si tratta dello psicopatico de Il caso Scorpio è tuo, ma del simbolo di tutte le minacce "senza nome" del mondo contemporaneo.

Davvero un film notevole, anche se qui a Cannes l'accoglienza è stata discreta, non di più.

Volano palloncini

Il popolo di ogni Festival è sempre spaccato radicalmente in due... una divisione netta, ideologica... fra quelli che amano Hou Hsiao Hsien e quelli che lo vorrebbero volentieri occupato in altri mestieri.

Il suo primo film francofono, Le voyageBallon_rouge du ballon rouge, aprirà stasera la sezione "Un Certain Regard", e ci ricorda magari l'insostenibile Palloncino bianco di Panahi, ma qui, chissà se per ragioni ideologiche, un bambino è inseguito, più che inseguire, da un palloncino di colore rosso.
Ispirato ad un libro per l'infanzia e da un film del '56, è in realtà un viaggio nella vita quotidiana di una marionettista francese, una Juliette Binoche, bionda e inquietantemente simile al tipico personaggio di Laura Morante, con i suoi isterismi e toni di voce variamente e gratuitamente nevrastenici.

La sua vita è tutta dedicata al lavoro e al figlio, quello del palloncino. Quest'ultimo ha una baby sitter cinese, studentessa di cinema in trasferta di perfezionamento a Parigi.

un po' meno noioso del solito è comunque sterile, seppur a tratti buffo, sempre il solito discorso: a chi sarà mai rivolto un film del genere?

Ballon_rouge_2

Sì, ma l'esotismo?

Intravedo qua e là che il film di Wong non è particolarmente piaciuto, soprattutto alla critica americana, spiazzata dal vedere un autore "esotico" che viene a giocare in casa loro.
Mah, che si smascherino delle critiche superficiali? Mi sembra che oltre alle immagini e alle ambientazioni , pur mirabili, ci sia forse molto altro nel cinema di Wong, così come anche in My Blueberry Nights... ma sono sempre le umili opinioni del vostro scriba, in licenza premio tecnologica.

Roma(nia) non è stata creata in un giorno

4_luni_1

Vabbè... parlare di nouvelle vague romena, come qualcuno sta prontamente facendo, può essere davvero esagerato, ma dopo un paio di film interessanti e di successo internazionale negli ultimissimi anni (su tutti A est di Bucarest vincitore qui lo scorso anno della Camera d'Or) è arrivato l'onore del concorso in un festival che prende atto dell'allargamento ad Est dell'Europa unita.

Il film si intitola 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni ed ancora una volta è un film che esamina e racconta gli ultimi anni del Comunismo. Ma non lo fa raccontando particolari, specifici eventi storici, ma la storia di una giovane studentessa che cerca di abortire illegalemente, della sua compagna di stanza, in un film cupo, angosciante che rende bene l'oppressione di un periodo in cui l'assenza di libertà più che manifesta ed eclatante è sotterranea e oramai entrata nel profondo culturale di un popolo.

Si discuterà dell'inquadratura insistita (e francamente piuttosto gratuita) di un feto umano... ma tant'è...
la definirei una interessante sorpresa

4_luni

Wong in America

Dunque ci siamo. Si è aperto il Festival con la presentazione in Concorso di My Blueberry Nights, in concorso, di Wong Kar Wai.
Va detto subito che l'esordio in lingua inglese, in America, non ha certo cambiato l'idea, lo stile di cinema del grande Wong. Ralenti, giochi di luce e sfocature, cura delle inquadrature che appare quasi casuale, ma è chiaramente maniacale.

Una storia di distanze, emotive, prima che fisiche, di elaborazioni di lutti, amorosi, per lo più ma non solo.
Ancora volti, musiche splendide (di Ry Cooder).
E un film struggente, caldo, avvolgente, con un adattamento mirabile alla cultura ospite americana, di cui si racconta del mito del viaggio, della rinascita, del ricostruire la propria vita in una nuova città, ma questi temi li fa propri, finiscono per inchinarsi al suo tentativo di raccontare la (in)comunicabilità.

Attori molto bravi, dalla sorprendente cantante neo-attice Norah Jones ad una Natalie Portman, sempre più matura, mai così carnale e calda (altro che nel glaciale Closer). Devo dare atto anche a Jude Law di essere convincente.

Applaudito moderatamente, se si escludono una decina di minuti ambientati in un casinò del Nevada, è un gran film, si torna ai livelli di In the Mood for Love, molto più compiuto di 2046.

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