25 maggio 2007

Un Super(Mercato)

Come sicuramente già saprete Cannes è oramai, almeno da un punto di visto economico, soprattutto il principale mercato per la compravendita di film. Se sono 4000 i giornalisti presenti, almeno altrettanti sono gli operatori del settore, i buyer, i seller, che affollano le hall dei grandi alberghi, i ristoranti, saturando freneticamente i loro Blackberry di appuntamenti.
(Se volete identificare un giornalista americano, da uno europeo, basta guardare il cellulare. Gli Yankee hanno smartphone ipertecnologici, i più "autoriali" critici europei, per loro starebbero ancora ai Tacs)

Fra le maggiori acquisizioni di questa edizione, la Sony ha comprato per il Nord America We Own the Night per 12 milioni di dollari, mentre la Miramax ha portato a casa, 'per 3, il bello Scafandro e la farfalla.
Molto ben venduto è stato anche Control, biopic in bianco e nero sul frontman dei Joy Division Ian Curtis.

A parte il caso di Sicko, infatti il film Weinstein Company, dopo essere stato molto apprezzato alla sua presentazione ufficiale, ha creato una cortina di silenzio sulle vendite all'estero. Il motivo? Presto detto, pare che il prezzo richiesto in giro per il mondo sia enorme per essere un documentario.

La notte è nostra

In concorso alla penultima giornata spunta un film di altra epoca, un poliziesco piuttosto classico che ha appreso la lezione dal cinema di Friedkin e di altro cinema del genere degli anni '70 e '80.
Si tratta del ritorno dopo 7 anni di James Gray, regista dell'apprezzato Little Odessa, ma anche del mediocre The Yard.Gray_1

Siamo alla fine degli anni '80 e la storia è quella di una famiglia di origini polacche a Brooklyn: il padre è il comandante della polizia Robert Duvall, il figlio prediletti, Mark Wahlberg, assente a Cannes, alcuni dicono per pretese eccessive, è appena stato nominato capitano.

La pecora nera è invece Joaquin Phoenix, che cerca la bella vita, lavorando come direttore di un club e figlioccio di un boss russo del quartiere.Gray_2

Tutto  prevedibile, compresi drammi in serie e la conversione del figliol prodigo, ci sono echi coppoliani, in un onesto film di genere, che racconta del senso dell'appartenenza familiare, di come sia sottile il confine tra la legge e chi la viola.

Secco, sicuramente non originale, ma si vede con piacere, con interpreti azzeccati (sorpresa la Mendes) e una cupezza esistenziale ben rappresentata, che culmina con la scena migliore in cui un insegumento sotto la pioggia culmina con un evento traumatico.

Molto fischiato ad una delle proiezioni stampa, moderatamente appluadito all'altra, ha sicuramente alcuni difetti di credibilità nel terzo atto della sceneggiatura, ma non c'è male.Gray_3
Curioso che proprio quelli che si lamentano della tipologia "film da concorso" sono gli stessi che non ritengono We Own the Night un film da Cannes.
Ben vengano tutti i tipi di cinema

24 maggio 2007

Secret Sunshine

Dopo il successo ottenuto qualche anno fa a Venezia con Oasis Lee Chang-Dong presenta il secondo film coreano presentato in concorso. Si intitola Secret Sunshine e racconta di una donna che, insieme al figlio, dopo aver perso il marito decide di trasferirsi da Seoul alla cittadina di provincia da cui proveniva il defunto marito.Sunshine_1

Si renderà conto che non sarà facile abituarsi alla vita in quella città apprentemente paciosa e sorridente, ma che nasconderà inquietanti derive che la porteranno sempre più vicina alla follia.
In questo suo diventare sempre più sola in un ambiente ostile, ma che si veste di accogliente, mi ha quasi ricordato un personaggio hitchcockiano.

La storia fa presa sullo spettatore e riesce ad accumulare un senso di disagio che entra sottopelle.
Non tutto funziona a perfezione, ma è comunque un buon film, in un festival che, a parte qualche francese qua e là, si conferma di un livello medio davvero soddisfacente.Sunshine_2

Nei prossimi giorni, poi, con il ridursi dei film della selezione ufficiale, vedrò di parlarvi un attimo dei titoli delle altre sezioni di cui si parla qui a Cannes e di cui vi racconto alle 22.45 su Coming Soon in B-Side.

I 13 di Ocean

Dunque è arrivato anche il giorno della passerella più glamour di tutte, quella di Ocean's 13, con i vari Clooney, Pitt e Jolie signora, Damon etc...
Ocean_1
Dopo il passo falso del secondo capitolo i "nostri" decidono saggiamente di tornare ai familiari ed apprezzati territori di Ocean's 11, con un sano "heist" movie che gioca sul mito di Las Vegas. Niente più giro per l'Europa a mo' di gita scolastica fra amici autorereferenziale all'eccesso e pieno di così tante strizzate d'occhi da far divertire solo loro.
Sembra quasi un remake del primo, con Al Pacino nello stesso ruolo che aveva Garcia nel primo.

Fin dall'inizio si capisce che siamo di nuovo ad una narrazione secca, senza troppi fronzoli, con la giusta dose di in jokes, quasi tutti concentrati nella divertente parte finale post-rapina, in cui Pitt dice a Clooney che deve buttare giù qualche kg salvo sentirsi rispondere di sistemarsi e di fare un paio di figli.Ocean_2

Divertente, va via come un bicchiere di acqua fresca, all'uscita non lascia certo grandi ricordi, ma in fondo intrattenere deve essere la missione della banda di Ocean. E viva Elliott Gould!

Nonna Russia

Il buon Aleksander Sokurov torna a Cannes, in concorso, dopo la brutta accoglienza dello splendido Arca Russa. Anche se in realtà problemi di salute lo hanno trattenuto in patria, tanto che la conferenza stampa è stata annullata.

Si racconta di una nonna che va a trovare il nipote ufficiale dell'esercito russo in Cecenia, in una Grozny in cui la guerra è si finita, ma ancora devastata dai bombardamenti.Alexandra_1
Diciamo subito che non si tratta di un film strettamente politico, né direttamente antimilitaristico.

Si tratta più di un affresco umanistico che vuole raccontare come la base per i rapporti pacifici siano la pazienza del dialogo, del confronto prima di tutto riconoscendo l'altro come persona che possa stimolare la curiosità della conoscenza, non spaventandosi per chi ha diverse esperienze rispetto alle nostre.
Alexandra_2
Un film molto garbato, meno formalmente sconvolgente rispetto ad altri film di Sokurov, come la trilogia (presto una tetralogia con il prossimo Faust).
Se in quei film ci parlava del potere, di come grandi personalità affrontavano momenti eccezionali, qui S. racconta di come eccezionali debbano diventare i rapporti e l'amore della conoscenza reciproca di persone "normali"

Un altro notevole personaggio femminile, quello della nonna interpretata da Galina Vishnevskaya.Alexandra_3

23 maggio 2007

Lo scafandro e la farfalla

Il film Lo scafandro e la farfalla è per ora la maggiore sorpresa del festival. Non amando particolarmente il personaggio Julian Schnabel tutto pensavo tranne che fosse capace di raccontare con sincera commozione, ma senza retorica, anzi con ironia e leggiadria visiva notevole,Scafandro_1 la storia del 43enne caporedattore di successo di Elle che un giorno, rimasto vittima di una malattia rarissima, si troverà a poter muovere solo le palpebre dell'occhio sinistro.

La storia, vera, accadde negli anni '90. Il protagonista è interpretato da un ottimo Matthieu Almaric, già visto in Munich, insieme a un nutrito e splendido gruppo di signorine, da Emmanuelle Seigner alla mia adorata Marie-José Crozè (vista nelle Invasioni barbariche, quelle vere).Scafandro_3

Il film si apre con 20 minuti di soggettiva del protagonista che si risveglia dopo tre settimane di coma. Impariamo subito a conoscerne l'ironia trascinante attraverso una voce fuori campo che ci racconterà i suoi pensieri.

Scriverà un libro, proprio quel Lo scafandro e la farfalla da cui è tratto il film, solo sbattendo la palpebra sinistra e grazie all'aiuto delle dottoressa incaricate di curarlo in un ospedale affacciato sul mare nel nord ovest della Francia.

Davvero piacevole e commovente, nella parte finale non ci si può non lasciare andare fino alle lacrime sulle note della colonna sonora de I 400 colpi di Truffaut. Scafandro_2

Rivoluzione animata

Chi l'ha detto che le graphic novel devono solo essere americane e avere come risultato un blockbuster di azione. Chi conosce il romanzo a fumetti Persepolis di Marjane Satrapi (da noi da poco ripubblicato da Sperling & Kupfer) sa che si tratta di un racconto in bianco e nero della vita piena di eventi della protagonista, a partire da quando, nel 1978, a 9 anni, voleva fare la rivoluzionaria, allo scoppio di quella vera, quella kohmeinista, con la caduta dello Shah, arrivando fino ai prima anni '90, al suo definitivo abbandono della illiberale Tehran per la Francia.Persepolis_1

Un film di poco più di un'ora e mezzo è stato realizzato dalla stessa Satrapi in collaborazione con Vincent Paronnaud, di produzione francese che però racconta, attraverso la vita della protagonista, tanti anni di storia dell'Iran.

Un film frizzante, con un ritmo convincente che segue passo passo il fumetto, che seguendo la crescita di Marjane e l'alternarsi delle sue esperienze, cambia registro, passando dalla spensieratezza alla tristezza, allo spaesamento di quando, adolescente, fa la sua prima esperienza di alcuni anni fuori dall'Iran, al Liceo Francese di Vienna.Persepolis_2

Si parla di tante cose, senza dover essere per forza pesantemente didascalico.
Arriva l'adolescenza e con sé i simboli della gioventù oramai mondiale attraverso il rock degli Iron Maiden o le snickers Adidas.

Il tema del velo è centrale per rendere la voglia di libertà di espressione di una Marjane con una personalità sempre più sviluppata, lei discendente dei re di Persia pre-Shah, educata in questo dalla Nonna, magico personaggio che crea una delle dinamiche più riuscite del film.Persepolis_3

Da segnalare il buon lavoro di Catherine Deneuve e soprattutto Chiara Mastroianni nel dare voce ai protagonisti animati

L'amico in fila

Dopo aver superato la boa di metà festival si acuiscono le fobie del popolo del festival. Se prima fra la stampa era un saluto dopo l'altro, anche se ci si rincontrava 12 volte nello stesso  giorno, ogni volta era un saluto, una pacca sulla spalla, magari condita da un'occhiata all'accredito per vedere di che casta eri, ora al più si scambiano occhiate di desolata disperazione, richieste d'aiuto silenzioso, ma pregne di significato.

L'unica eccezione è quando si mette in atto il gigantesco teatrino noto come "dell'amico in fila".
Di cosa si tratta? Semplice: si arriva in fila quando già decine di persone sono belle piazzate e inizia la ricerca disperata di un volto noto, meglio se bello avanti. E allora anche l'odio si trasforma in voglia di chiacchierare, il collega tanto ignorato diventa l'unica voce autorevole su un determinato argomento (qualunque... anche se un tema legato al festival dà meno nell'occhio)...

E allora si scivola avanti, sinuosi e felini, un sorriso e una battuta, con la disinvoltura di una punizione di Ronaldinho, iniziando a sudare freddo, con la paura di una voce stentorea che da dietro giunga a far ripassare dal via, pensando di essere tacciato per il solito italiano... ma sull'"amico in fila" non c'è nazionalità, casta accreditale che tenga, ci si prova e si và, convinti che non riuscire ad entrare possa portare poi a doverci parlare davvero con "l'amico", magari per un caffè, o peggio andarci a cena...

La morte turca

Dopo aver vinto l'Orso d'Oro a Berlino per La sposa turca Fatih Akin presenta in concorso a Cannes la sua seconda opera di una trilogia. Se il tema del precedente era l'amore in questo caso è la morte.The_edge_1

Si racconta di tante cose, ancora con protagonisti tedeschi, di origine turca e non, sono sei, tutti "ersatz", stranieri, con un viaggio nella patria dei genitori di Akin nella parte conclusiva.

Un discreto film, seppure un passo indietro rispetto a La sposa turca, convince soprattutto nella mezz'ora conclusiva, nella quale la capacità di raccontare con sensibilità riemerge dopo una parte centrale in cui aveva affrontato anche temi politici, raccontando di una ragazza impegnata nella sinistra comunista contro il governo turco, dimostrando di avere meno dimestichezza e mettendo in scena alcune ingenuità di troppo.The_edge_2

Si parla di rapporto fra cristiani e islamici, della Turchia in Europa. Ma riesce meglio quando parla dei rapporti fra genitori e figli, della loro insicurezza e incapacità a trovare una collocazione nel mondo, e quando nella parte conclusiva ci porta in viaggio ci facciamo portare, commossi e rapiti.

Una nota di merito per i bravissimi attori, poco noti quasi tutti a parte Hanna Schygulla, grande attrice tedesca (tra gli altri di Fassbinder), che nel ruolo della madre che vede partire la figlia alla ricerca dell'amore per un'altra ragazza, una "rivoluzionaria" turca, ben rappresenta tutta la Germania, con le sue diffidenze, ma anche con i suoi slanci.

Niente premi, direi... (ultime parole famose)The_edge_3

Harmony's Back

Ricordo che durante il festival di Venezia di oramai 5 anni fa parlando con Larry Clark del suo sceneggiatore Harmony Korine mi rispose, con aria di disperata rassegnazione, come lui avesse fatto tutto il possibile e come solo lui potesse aiutarsi ad uscire dal suo stile di vita "maledetto".Mister_3

Finalmente pare esserci riuscito, aiutato dal cinema, tornando con Mister Lonely, presentato al "Certain Regard", ritorno alla regia a 8 anni da Julien Donkey-Boy.
La sua consueta voglia di stupire con storie estreme è filtrata da una sensibilità e una sincera che stupiscono.
Le vicende sono quelle di un sosia di Michael Jackson, intepretato da Diego Luna, che vive a Parigi fino a che incontra una sosia di Marilyn Monroe, Samantha Morton, che lo convince ad andare a vivere da lei, in una comune di sosia nelle Highlands scozzesi.Mister_1
In parallelo seguiamo le vicende di un prete, interpretato da un esilarante Werner Herzog, e di alcune suore in una missione cattolica in Sud America.

Come si può intuire si parla di identità, di come dobbiamo trovare la forza di non interpretare continuamente una parte.Mister_2
Alcuni momenti sono follemente assai divertenti, ci sono alcune ingenuità, soprattutto nella parte centrale, ma la forza della sincerità di questo film non può lasciare indifferenti

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